L’assiuolo

L’immanenza della morte

Luca Pirola
5 min readOct 13, 2020

La lirica è pubblicata in Myricae nel 1896. L’assiuolo è un uccello notturno, detto anche Chiù con voce onomatopeica; secondo la tradizione popolare, quando l’assiuolo canta porta sfortuna a chi sente il suo verso lugubre. Con tutto il suo componimento poetico, Pascoli vuole esprimere l’incombere dei ricordi e della morte, che impedisce al poeta di godere pienamente la magia di una notte di luna perché è avvolto dal mistero e dall’angoscia della morte.

metro: strofe di sette novenari con un ritornello “chiù” che rima con il sesto verso, secondo lo schema alternato ABABCDCD.

XI

L’assiuolo

Dov’era la luna? chè il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù

La descrizione del paesaggio notturno inizialemnte suscita un sentimento di estasi, difatti il poeta dice che la notte è meravigliosa, il cielo è chiaro come l’alba e perfino gli alberi sembrano sporgersi per vedere meglio la luna che è nascosta tra le nubi.

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù

Il paesaggio è reso ancora più incantevole dalla melodia del mare e dai fruscii dei cespugli che sembrano quasi rasserenare l’anima. Tutto quest’ambiente è disturbato non dai lampi, dalle nubi e dalla nebbia, ma solamente dal chiù, dapprima definito come una voce triste che si leva nei campi, poi caratterizzato come un lontano singhiozzo.

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?…);
e c’era quel pianto di morte…
chiù

Una voce che all’apparenza sembra di passaggio, ma di strofa in strofa diventa più angoscioso, fino ad arrivare ad un pianto di morte. Questo suono, per lui, è come un sussulto, una scossa al cuore che gli fa emergere ricordi tristi e pensieri tormentati. Il suono dell’uccello notturno pare quasi la voce stessa del suo cuore angosciato.

Analisi stilistica
In questo caso il titolo ha un ruolo informativo, perché permette l’acquisizione d’informazioni riguardanti il contenuto del testo poetico. Infatti, se il nostro poeta non avesse intitolato la poesia “l’assiuolo” non saremmo stati in grado di identificare e comprendere la voce che proviene dai campi: “chiù”.
Il suono onomatopeico, formato da una sola sillaba tronca, dona alla lirica una struttura sintattica circolare, infatti, ogni strofa termina con il verso dell’assiuolo, “chiù”, una voce desolata che infonde tristezza e angoscia.

La lirica è costruita su un doppio climax ascendente, che rimanda alla messaggio della poesia; il primo climax è evidente nelle accezioni del chiù: il verso dell’uccello rapace passa da voce (nella prima strofa) a singulto (nella seconda strofa), fino ad arrivare in fine a pianto di morte (terza strofa).

Il secondo climax, costruito sul primo riguarda la negatività è legata alla percezione del poeta e crescente di strofa in strofa. Gli elementi positivi contenute in essa diminuiscono gradualmente; nella prima abbiamo quattro versi (luna, alba, mandorlo e melo che si elevano), nella seconda tre (stelle, nebbia e mare) e nell’ultima solo due (lucide vette e sospiro di vento). contemporaneamente crescono le sensazioni e le immagini negative (nero di nubi ancora lontano; fru fru, sussulto, grido che fu; sistri d’argento porte ormai chiuse e sigillate, pianto di morte).

Tutta la costruzione retorica giostra intorno a questo suono angosciante, poiché il chiù, ripetuto alla fine d’ogni strofa, è una anafora che crea il ritmo ossessivo della lirica. Tale effetto è intensificato dall’altra anafora di sentivo (nella seconda strofa), verbo è usato nei primi due versi in senso fisico, dato che si riferisce a degli elementi, nel terzo è usato in senso psicologico, perché esprime un sentimento.

Il raffinato uso dell’onomatopea — non solo del chiù — crea musicalità e reinventa il linguaggio dell’infanzia legandosi all’analogia: “finissimi sistri d’argento“ riproduce il suono stridulo delle cavallette che assomiglia ai sistri, ovvero strumenti musicali utilizzati dagli egiziani nelle cerimonie sacre e i riti funebri; inoltre il “fru fru tra le fratte” riprende il rumore proveniente dai cespugli, amplificando il senso di mistero e inquietudine.

In questo crescere dell’angoscia del poeta emerge l’antitesi tra il dolore della morte, del Male del mondo esterno e la felicità del Nido, il contrasto è sottolineato dall’antinomia tra “nero e bianco”,concretizzata nella lirica dal “un nero di nubi “ e dalla “alba di perla” e dalla “nebbia di latte“.

Stessa percezione di angoscia crescente è data dal movimento da lontano a vicino. Le immagini negative sono inizialmente lontane (laggiù), il singhiozzo è lontano, ma l’inquietudine diventa interiore come il sussulto del cuore e l’evocazione del ricordo dei cari defunti ormai disperatamente separati dalle porte sigillate.

Il linguaggio poetico è fortemente connotativo, in cui i legami logici e sintattici sono ridotti al minimo, tanto che alla coordinazione preferisce la semplice giustapposizione di frasi. Ogni coppia di versi costituisce un’unità semantica e molto spesso il distico è una frase semplice. L’effetto di tale costruzione sintattica è di vivacità e sorpresa ad ogni acostametno. Ciò è ottenuto anche per mezzo di un linguaggio analogico, per rendere ogni immagine più intensa e suggestiva, trasformando gli aggettivi in sostantivi (“alba di perla” invece di alba chiara, “soffi di lampi” al posto di lampi minacciosi, “nero di nubi” e non invece nubi cupe, “nebbia di latte” molto più evocativa dell’infanzia rispetto a nebbia fitta, “sospiro di vento” piuttosto che vento leggero.

Approfondimento e contestualizzazione
I principali temi che il poeta affronta sono il mistero e l’angoscia della morte.Pascoli costruisce un’atmosfera di mistero per mezzo dell’insistente contrasto tra immagini minacciose e serene. Inoltre la mancata risposta all’interrogativa tintinni a invisibili porte: che forse non si aprono più? mette in rapporto il dato fisico, cioè il suono delle cavallette, con una realtà metaforica, ovvero le invisibili porte, aprendosi, potrebbero spiegare il mistero della vit; ciò acuisce l’angoscia per l’impossibilità di ottenere risposte certe e rassicuranti.
Questo passaggio dal suono reale alla sua interpretazione metaforica è molto importante perché apre una riflessione sulla morte e sull’impossibilità per l’uomo di affidarsi alla speranza di un’altra vita dopo la fine dell’esistenza. La sensazione negativa di una risposta non data è data dalla voce dell’uccello notturno, che per le credenze popolari di allora è considerato un annuncio di disgrazia e di morte.

Il tema della morte ricorre spesso nelle liriche di Pascoli, non solo come riflesso dei numerosi lutti familiari supportati nell’infanzia, ma anche dal desiderio d’evasione dalla minacciosa realtà contemporanea e dall’oppressione della società. La precoce esperienza di dolore e di morte del poeta ha decisamente influito sulla sua visione pessimista e malinconica della vita e del mondo, tanto che molto spesso Pascoli, per allontanarsi da questa sofferenza, cerca di rinchiudersi nel piccolo mondo del “nido familiare”, unico momento possibile di felicità..
Nel nido della propria infanzia Pascoli si sente protetto come un bambino, infatti ogni singolo elemento della natura è osservato con gli occhi ingenui e meravigliati del fanciullino.

Per approfondire

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Luca Pirola
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Written by Luca Pirola

History and Italian literature teacher

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